Farmaci equivalenti in Europa: perché l’Italia usa ancora pochi generici?

I farmaci equivalenti permettono di ridurre la spesa sanitaria mantenendo la stessa efficacia terapeutica. Scopri perché in Italia sono ancora meno diffusi rispetto ad altri paesi europei.

Farmacia dell'Arco - ricerca su dati ufficiali OCSE

3/12/2026

Quando il medico ci prescrive un farmaco, spesso ci troviamo di fronte a una scelta: il medicinale di marca, con il suo nome commerciale noto, oppure il farmaco equivalente, comunemente chiamato "generico". Vediamo come si comportano i cittadini degli altri paesi europei.

L'Europa a Due Velocità

Il primo dato che colpisce è la profonda differenza tra i paesi europei nell'adozione dei farmaci equivalenti. Non si tratta di sfumature: si tratta di un divario enorme. Alcuni paesi europei hanno sviluppato politiche molto efficaci per promuovere l’uso dei farmaci equivalenti. Tra i leader troviamo:

Regno Unito: circa 79-80%

Paesi Bassi: circa 79%

Germania: oltre 75%

Danimarca: circa 60%

Questi risultati non sono casuali. Sono il frutto di politiche sanitarie precise, sviluppate negli ultimi decenni, che includono:

  • prescrizione per principio attivo invece che per marca commerciale (in Gran Bretagna il medico è obbligato a prescrivere la molecola e non la marca del medicinale)

  • incentivi economici per medici e pazienti

  • sostituzione automatica del farmaco equivalente in farmacia

  • campagne di informazione pubblica.

I Paesi Europei con Minore Diffusione dei Generici

All’estremo opposto troviamo paesi in cui la penetrazione dei generici è molto più bassa. Tra questi:

  • Grecia: circa 34%

  • Spagna: circa 50%

  • Italia: si colloca al di sotto della media europea che è il 56%

Perché l'Italia fatica?

Le ragioni sono molteplici:

  • Diffidenza culturale verso i farmaci generici, percepiti erroneamente come "meno efficaci" rispetto ai farmaci di marca.

  • Abitudini prescrittive dei medici, che spesso continuano a prescrivere il farmaco commerciale per nome.

  • Comunicazione insufficiente sul fatto che i farmaci equivalenti devono dimostrare la stessa bioequivalenza — cioè la stessa efficacia terapeutica — del medicinale originale, come richiesto dall'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali).

  • Incentivi limitati In alcuni sistemi sanitari esistono incentivi economici per favorire la prescrizione dei generici. Nel sistema italiano questi meccanismi sono più deboli e rallentano la diffusione.

I falsi miti

1. “I farmaci generici funzionano meno

Questo è probabilmente il dubbio più comune, ma è un falso mito. Un farmaco equivalente contiene lo stesso principio attivo, nella stessa quantità e con la stessa modalità di assorbimento nell’organismo del farmaco di marca. Per essere autorizzato, deve dimostrare la cosiddetta bioequivalenza, cioè un comportamento praticamente identico nel corpo umano. In altre parole, l’effetto terapeutico è lo stesso.

2. “Costano meno perché sono di qualità inferiore

Anche questo è falso. Il prezzo più basso dei farmaci generici non dipende da una qualità inferiore, ma da un motivo molto semplice: non devono sostenere i costi della ricerca iniziale. Quando il brevetto di un farmaco scade, altre aziende possono produrlo utilizzando la stessa molecola. Non essendo necessario ripetere tutti gli studi clinici già effettuati dal produttore originario, i costi di sviluppo sono molto più bassi e questo si riflette nel prezzo finale.

3. “Sono meno controllati

In realtà accade esattamente il contrario. I farmaci equivalenti devono rispettare gli stessi standard di qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci di marca. Prima di essere messi in commercio vengono valutati dalle autorità regolatorie europee e nazionali. In Europa tutti i farmaci devono rispettare rigorose norme di produzione (Good Manufacturing Practices) e sono soggetti a continui controlli anche dopo l’immissione sul mercato.

4. “Gli eccipienti diversi li rendono meno sicuri

È vero che i farmaci equivalenti possono avere eccipienti diversi (le sostanze che accompagnano il principio attivo), ma questo non cambia l’efficacia del medicinale. Gli eccipienti servono soprattutto per stabilizzare il farmaco o facilitarne l’assorbimento. Devono comunque essere approvati dalle autorità sanitarie e risultare sicuri per l’uso. Solo in casi particolari – ad esempio allergie specifiche o intolleranze – il medico o il farmacista può consigliare una formulazione diversa.

5. “Se il medico prescrive il generico vuol dire che è un farmaco di serie B

Assolutamente no. La prescrizione di un farmaco equivalente è spesso una scelta clinicamente appropriata e responsabile, che permette di garantire la stessa efficacia terapeutica con un costo minore per il sistema sanitario e per il paziente. Questo significa che le risorse risparmiate possono essere investite in nuove terapie e farmaci innovativi.

In conclusione...
Come farmacisti, il nostro impegno quotidiano è consigliare sempre la soluzione più sicura ed efficace per la salute dei nostri pazienti. Per questo vi invitiamo ad ascoltare con fiducia il nostro parere quando proponiamo un farmaco equivalente: contiene lo stesso principio attivo, garantisce la stessa efficacia terapeutica ed è sottoposto agli stessi controlli di qualità. Sceglierlo significa curarsi bene e contribuire, allo stesso tempo, a un uso più responsabile delle risorse del sistema sanitario.